L’EDITORIALE DELL’AREA COMUNICAZIONE

Non vogliamo parlare di ennesima gara sfortunata: quella col Villabiagio è stata una partita che siamo stati capaci, come spesso è già accaduto quest’anno, di complicarci da soli. L’espulsione nel primo tempo, il gol subìto nell’azione immediatamente successiva ed il raddoppio degli ospiti prima dell’intervallo ci hanno dimostrato, qualora non l’avessimo ancora capito, che in questo girone ogni errore ed ogni minima distrazione vengono puntualmente puniti, a maggior ragione quando difronte ci sono avversari che possono esprimere valori quantitativamente e qualitativamente importanti. Ma stare qua ad elencare svarioni e cercare alibi, in un momento in cui dobbiamo iniziare a parlare meno e lavorare di più (anche se a vedere gli allenamenti in settimana pare impossibile chiedere maggiore impegno ad una squadra che sta dando tutto, ma quel tutto evidentemente non è sufficiente!) serve a poco. Serve invece, a nostro avviso, ripartite ogni domenica da quei pochi o tanti segnali positivi che arrivano dal campo: le giornate passano veloci ed i punti scarseggiano, è vero, ma questa stagione ci ha insegnato che le brutte sorprese sono sempre dietro l’angolo e che lavorare in situazioni di continua emergenza può, purtroppo, divenire normalità. E allora è necessario predisporsi mentalmente affinché le sorprese che possono arrivare siano anche belle: la fortuna non va a chiunque, la fortuna va coltivata e sicuramente più volentieri arriva per chi lavora per mettersi nelle condizioni di riceverla. Dobbiamo abbandonare le paure, affrontare ogni avversario con rispetto ma anche con dignità e fierezza, certi che i nostri mezzi non sono inferiori a quelli degli altri. Dobbiamo tapparci le orecchie, soprattutto verso chi critica tanto per criticare e pensare che il lavoro quotidiano non può che essere ripagato da quei risultati che ad oggi per vari fattori stanno stentando ad arrivare. Ma soprattutto dobbiamo crederci. Sabato, nella ripresa, lo abbiamo fatto. Abbiamo portato in campo lo spirito giusto, la cattiveria agonistica e la determinazione di chi lotta per un obiettivo importante. Non saranno gli episodi a salvarci, non saranno le parole a tenerci in categoria, non saranno gli avversari che ci consentiranno di fare punti: tutto dipenderà solo ed esclusivamente da noi. Ora più che mai è necessario ritrovare una assoluta unità di intenti, ora più che mai è necessario marciare tutti nella stessa direzione. Devono farlo i giocatori perché il loro mestiere, devono farlo i dirigenti perché c’è da dare il buon esempio, devono farlo i tifosi perché nessuna impresa in questo sport può prescindere dall’affetto e dalla vicinanza della gente. Se vogliamo tutti il bene del Borgo, dobbiamo definitivamente e concretamente compattarci attorno alla società ed alla squadra, lasciando perdere almeno fino a maggio i giudizi personali e facendo tutti quanti uno sforzo per raggiungere un obiettivo che è lontano ma non irraggiungibile e che non può prescindere da un lavoro di squadra. Perchè sarà poi ancora più bello tagliare questo traguardo tutti insieme. Sarà ancora più bello, tutti, poter dire “abbiamo fatto l’impresa”: il Sansepolcro è patrimonio della città e insieme dobbiamo fare il massimo, ognuno nel nostro piccolo, chi per dovere chi per amore, per difenderlo come un bene prezioso.

Nota: l’editoriale del Presidente Onorario Ugo Russo tornerà regolarmente lunedì prossimo