Parola al Prof. Saverio Miro, responsabile dell’area formativa del VA Sansepolcro

Parola al Prof. Saverio Miro, responsabile dell’area formativa del VA Sansepolcro

25 Febbraio 2019 Non attivi Di Area Comunicazione

Il Professor Saverio Miro è un insegnante di Educazione Fisica e, dal 2013, responsabile dell’area formativo-metodologica del Vivi Altotevere Sansepolcro. Miro è uno specialista in attività motoria dell’età evolutiva e in questa intervista approfondita ci spiega meglio il suolo ruolo all’interno della società.

Professore qual è il piano formativo previsto per i giovani del VA Sansepolcro?

“Il piano formativo prevede che ci sia il bambino ragazzo-giovane al centro del progetto,  e non la società, o peggio l’allenatore, ma il giovane tesserato che rappresenta le fondamenta dell’intera struttura, protagonista e responsabile del suo  apprendimento e dello sviluppo delle competenze  personali, sia in ambito sportivo che di cittadinanza. Nel corso degli anni, la capacità manageriale e organizzativa della dirigenza hanno determinato il successo della società sportiva dedita al settore giovanile e alla prima squadra. Il risultato finale viene raggiunto grazie  al valore e alla qualità delle persone che vi lavorano all’interno, dando spunto per garantire ad ognuno le conoscenze e la maturazione necessaria per operare in modo positivo e al tempo stesso produttivo,con l’obiettivo di offrire la reale possibilità di crescita professionale e umana.”

Qual è nel dettaglio il piano programmatico formativo che mettete in atto con i giovani atleti bianco neri?

“La società sportiva VAS ha il compito di pianificare il percorso formativo dei giovani tesserati, d’intesa con lo staff tecnico/dirigenziale, al fine di valorizzare la qualità e la specificità del piano educativo proposto nel recente passato. Così si intende ampliare e potenziare l’offerta formativa rivolta all’attività di base e al settore giovanile, proponendo un indirizzo didattico – metodologico  orientato a privilegiare l’applicazione cognitiva nel gioco, in funzione della crescita e delle tappe di apprendimento. In ambito programmatico i contenuti e le proposte esercitative non serviranno a raggiungere obiettivi ma ad acquisire competenze, attraverso la strutturazione di un percorso che favorisca lo sviluppo dell’autonomia decisionale, della capacità di azione nel gioco e di soluzione nelle situazioni impreviste. Nella periodizzazione e trasmissione di competenze specifiche per categoria, risulterà fondamentale il lavoro di ‘equipe’ dei tecnici/educatori interessati: nel saper valutare la personalità, le motivazioni e le attitudini calcistiche dei ragazzi.”

Come si migliora la crescita calcistica?

“Lo staff tecnico, coordinato dai responsabili dell’area tecnico-formativa e di settore, certificherà i livelli di competenza acquisiti dai giovani calciatori nel passaggio tra le varie categorie. Ne favorirà l’inserimento e, in aggiunta alle sessioni generali, proporrà allenamenti specifici e personalizzati per i giovani del vivaio, proiettati al passaggio in prima squadra. Naturalmente per mantenere alto il livello di formazione non bisogna trascurare gli aspetti tecnici e tattici nel gioco, ricalcando in maniera specifica quello che accade durante il gioco con annessa applicazione cognitiva: attenzione, anticipazione / percezione, previsione / decisione, intuizione. Tutto ciò sarà possibile favorendo lo scambio di esperienze e di conoscenze tra gli allenatori, una didattica e una metodologia di lavoro che accomuni la Scuola Calcio e il Settore Giovanile, l’interscambiabilità di tutto lo staff tecnico.”

Come si agisce a livello metodologico?

“I bambini entrano in una società di calcio per giocare e non per allenarsi. Questa constatazione deve rappresentare la base per l’adozione dei tre principi di formazione: «ludico», «orientato alla situazione di partita» e «adeguato ai bambini e variato» (mobile sport-ch). I fondamentali del calcio si apprendono nel gioco: questo favorisce lo sviluppo della capacità di azione e risoluzione dei problemi di natura situazionale, migliora l’autonomia dei processi decisionali, indispensabili nell’interpretazione tattica delle situazioni di gioco. Per questo nell’avviamento formativo diventa essenziale, fin dalle prime leve della scuola calcio, creare le giuste condizioni per applicare una metodologia adeguata ai bambini attraverso la conoscenza dell’ambiente circostante, con la definizione di  regole, accordi e rituali, dove il gioco,l’orientamento nel gruppo e nello spazio, l’essere consapevoli del proprio corpo, l’attenzione, la memorizzazione, la calma e il rilassamento, rappresentano le fondamenta del processo di apprendimento iniziale.”

Giocare è quindi il modo migliore per imparare a giocare?

“La metodologia  del  Sansepolcro Calcio è orientata a sviluppare la padronanza del corpo, la gestualità tecnica, l’apprendimento del senso tattico, attraverso la programmazione di un allenamento globale nel lungo periodo. L’allenatore propone ai  suoi giocatori le stesse o simili situazioni di gioco, in cui si devono prendere decisioni velocemente e tradurle in azione, ponendo domande ai  giocatori, destinate a stimolare e  scoprire  risposte per se stessi (percezione, analisi delle situazioni di gioco, l’anticipazione, la spontaneità, la fantasia e  creatività). Giochi su misura per la capacità fisica e mentale dei giocatori costituiscono la modernizzazione dei metodi di allenamento di calcio e garantiscono sessioni di allenamento stimolanti quanto giocare. Il segreto è la ‘stimolazione attraverso il gioco invece di istruzione  attraverso esercitazioni’ (Horst Wein). Il processo di insegnamento e di apprendimento  procede gradualmente a partire dall’attività di base e va avanti tra le varie categorie con un graduale aumento del  livello di difficoltà. I compiti diventano più complessi. Le diverse dimensioni tecnico- tattiche e fisico-mentali non sono più isolate, ma  sono allenate in maniera globale e sistemica. Il calcio è più della somma di tecnica, tattica e condizione. Bisogna rendersi conto che il metodo di un allenamento che non tiene conto dell’importanza del processo decisionale del giocatore, il sapersi adattare alle mutevoli situazioni di gioco, è ormai superato. Sarebbe opportuno orientare l’attenzione del giocatore su aspetti quali ‘cosa fare’, ‘quando’ e ‘perché farlo’, mentre viene data maggior importanza sul ‘come farlo’. Questo aspetto è dovuto al fatto che molti allenatori preferiscono appoggiarsi all’apprendimento di tipo esecutivo, piuttosto che a quello di tipo percettivo e decisionale. Il metodo esecutivo è molto più semplice da insegnare rispetto ad altri aspetti di gioco quali la visione di gioco, la capacità di prendere delle decisioni nelle varie situazioni, ecc… Per questo diventa fondamentale essere un allenatore di ‘situazione’ (che pone problemi) e non un mero dispensatore di consigli e soluzioni. L’allenatore di situazione non insegna a vincere la partita, ma a giocarla. Il comune denominatore per ogni allenamento è la conoscenza della materia, ma ciò che contraddistingue un buon allenatore è l’abilità ad assimilarla, riassumerla e trasmetterla. Il ruolo del mister è formare i giocatore in condizioni di gioco.”

Dalle sue parole si evince che risultano determinanti le competenze formative degli allenatori nelle varie categorie…

“Nell’attività di base (pulcini-esordienti) conta più il piacere di giocare e il pensiero positivo. La voglia di giocare dei ragazzi è tanta, così come le motivazioni e la disponibilità ad apprendere. Qualunque sia il livello della squadra allenata, l’allenatore di calcio deve migliorare  ciascuno dei suoi giocatori, aumentando il loro livello tecnico e lo sviluppo  della capacità di gioco.  La priorità è data dallo sviluppo dei giocatori e non dal risultato. È molto importante che i bambini abbiano l’opportunità di divertirsi, scoprire, sperimentare, accettare. Vanno loro dati il tempo e l’opportunità di sbagliare e capire! In ogni fase del loro percorso pre-sportivo vanno aiutati con pazienza a comprendere e sviluppare le loro doti e le loro caratteristiche, in poche parole di sviluppare le basi motorie, tecniche, cognitive e di personalità che non potranno essere aggiunte in altri momenti. Ogni fase di questa crescita, prevede una proposta didattica differente nella specificità dell’allenamento che si distingue dalle altre, adatta all’età ed alla categoria che andremo ad allenare. Il tutto però legato ad un contesto di programmazione di crescita pluriennale che permetterà al bimbo di coltivare e migliorare le proprie doti per arrivare ad essere un calciatore adulto e formato. A partire dai Giovanissimi si entra nel calcio dei grandi, ma manca esperienza. L’approccio a questa categoria sarà determinante per la futura crescita del giovane calciatore. Da un punto di vista tecnico si lavorerà sulla stabilizzazione dei gesti, eseguiti con precisione/velocità/destrezza in funzione della giocata e della sua corretta interpretazione. Qui subentra l’aspetto tattico. Oltre all’occupazione funzionale degli spazi di gioco, sarà compito dei tecnici di esplorare la fase creativa dei ragazzi, chiave indicatrice delle loro potenzialità future. Proporre, quindi, stimoli al gioco propositivo, offensivo, corale e creativo, rinforzando l’autonomia decisionale nel rispetto dei principi di gioco”

Come vengono organizzate le sessioni di allenamento?

“La formazione e la crescita individuale del giovane calciatore vanno contestualizzate in rapporto alle abilità calcistiche espresse nel gioco di squadra. La globalità di tali contenuti troverà riferimento nelle varie sedute (programmate in micro cicli). In considerazione degli obiettivi  formativi riferiti alle competenze tecnico/tattiche/mentali/relazionali,proporremo esercitazioni polifunzionali in regime coordinativo e con varietà di stimoli in situazioni di gioco. Le competenze da sviluppare ,acquisire e consolidare saranno proposte sotto forma globale a partire dalla fase di  Avviamento/WarmUp/Presa in mano della seduta, dove la tecnica in regime coordinativo/condizionale avrà un ruolo determinante. Di seguito l’abilità (competenza ) tecnica andrà inserita in un contesto di gioco: trame/azioni combinate, giochi di collaborazione: Infine gioco  libero  e ritorno alla normalità,evitando  di esibirsi in continue spiegazioni. Ritmo, intensità e stimoli  adeguati determineranno la qualità della seduta. In altri termini la seduta sarà dunque strutturata da un warm up iniziale ,una fase di skill development e una fase di  gioco finale. Le unità devono essere organizzate Ogni allenamento ha solo tre/quattro esercizi/partita. Si ricerca la qualità rispetto alla quantità e ogni allenamento deve avere un unico obiettivo tattico. E per tutta la sessione l’allenatore dovrebbe essere centrato sull’obiettivo tattico da correggere.”

Come insegnare la tecnica e la tattica?

“La formazione delle abilità calcistiche è legata allo sviluppo dei sistemi senso-percettivi, degli schemi motori di base e successivamente al livello delle capacità coordinative e condizionali. Finora si è cercato di insegnare prima i fondamentali e poi la tattica. Tale procedimento risulta poco efficace poiché saper eseguire i fondamentali non significa saper giocare, bisogna essere in grado di utilizzarli nel contesto di gioco. E’ essenziale quindi lavorare in simbiosi tra i due aspetti: ciò avviene insegnando la tecnica in contesti situazionali ed inizialmente semplificati. Negli sport di situazione come il calcio , la metodologia di insegnamento sarà sempre più vicina alla situazione di gara. Bisogna applicare una metodologia che migliori nei giovani la capacità di gestire le situazioni di gioco in modo autonomo. Come? Giocare, esercitarsi, giocare (globale analitico globale). Tale metodo si basa sulla teoria per cui per insegnare a giocare occorre partire dal gioco e non dall’esercizio analitico. L’allenatore deve chiedersi: ‘cosa avviene in partita’? e quindi vedere che cosa bisogna allenare. Si estrapola un frammento di partita, un problema e lo si lavora a parte, attraverso sia l’osservazione del tecnico che autovalutazione dei ragazzi. Dopo averlo allenato viene subito reinserito nel contesto del gioco. Tra i fautori di questa metodologia: J. Velasco (pallavolo) e A. Hotz (“L’apprendimento qualitativo dei movimenti”). Nel dettaglio: attraverso il  Metodo Globale Situazionale: si  fa  scoprire la tecnica nel gioco; si  fa esperienza situazionale con attivazione dei sistemi percettivi; si crea il problema tecnico. Mentre il Metodo Analitico Situazionale  si utilizza per la ripetizione del gesto e per la velocizzazione del gesto. In sintesi: insegnamento della tecnica nel contesto del gioco e poi correggerla analiticamente. Questa metodologia sottolinea la stretta complementarietà analitico-globale,e il rapporto subordinato al gioco, dimensione ideale per l’apprendimento efficace, che ispira, incuriosisce e coinvolge i giovani giocatori, nel pieno rispetto della loro sfera tecnico-tattica, psico-fisica e socio-emozionale.”